villes Concezione:
CONTROLUCE Teatro d'Ombre /
Francesco Biamonte /
Antonio Albanese
Messinscena: 
CONTROLUCE Teatro d'Ombre
Recitazione e canto:
Francesco Biamonte / Lisa Tatin
Chitarre barocca, romantica, elettriche:
Antonio Albanese
CONTROLLUCE Teatro d'Ombre:
Cora De Maria, Alberto Jona,
Jenaro Meléndrez Chas
Disegno luci: Simona Gallo
Costumi: Sita Singh
Assistenza scenografia:
Antonio Martire


Produzione: Papageno.Corp in coproduzione con L'Echandole / Oriental Vevey / Le Casino Théâtre de Rolle
Lo spettacolo è stato sostenuto da l'État de Vaud, la Loterie Romande, RégionNyon, le Pour-cent culturel Migros

Sulle canzoni: La musica di questo spettacolo attraversa 7 secoli, quattro lingue e generi molto distanti. Le epoche sono contaminate dall'uso di strumenti come la chitarra elettrica per un pezzo del Rinascimento. In Darkness di John Dowland (1563-1626) rappresenta la malinconia come un'architettura, una stanza chiusa, senza luce, di marmo nero e bagnato. Che cosa sono le nuvole è una canzone di Domenico Modugno (interprete del mondialmente famoso Volare). Il testo è di Pasolini, che ha incollato frammenti dell'Otello di Shakespeare. È allo stesso tempo pop italiano degli anni '60, e un pezzo raffinato, strano. Villes è una pièce teatrale di Benjamin Britten (1913-1976) originariamente scritta per tenore e orchestra d'archi. Il testo, visionario, psichedelico, è tratto da Le Illuminazioni di Rimbaud. Es fuegt sich è una canzone autobiografica di Oswald von Wolkenstein (1376-1445). Nato in Tirolo, parte a 10 anni come scudiero di un cavaliere errante. Da allora in poi ha viaggiato per tutto il mondo conosciuto del suo tempo, anche come mercante e ambasciatore, dalla Lituania al Portogallo e all'Arabia... Nei due distici scelti qui, enumera a volte le lingue che ha parlato, il paesi attraversati, gli strumenti che sa come suonare, le gocce di sangue lasciate sulla strada...
I pezzi strumentali sono Steve Reich, Paganini, Diego Ortiz. Gli arrangiamenti sono di Antonio Albanese.

Le Città invisibili in Teatro delle Ombre
Nel 1972 appare Le Città invisibili di Italo Calvino. Calvino immagina una conversazione tra Marco Polo e Kublai Khan, l'imperatore dei Tartari. L'imperatore è malinconico, sa che il giorno della sua morte si avvicina e che il suo impero perirà prima o poi. Ma pensa di poter indovinare nelle storie di Marco Polo qualcosa che potrebbe sfuggire al morso del tempo. Il viaggiatore quindi gli descrive città impossibili, irreali: sono città fatte di desideri, nostalgie, fantasmi, paure, segni, parole...
È un viaggio enigmatico, una meditazione oscura e luminosa su ciò che siamo, tra meraviglia e sgomento.
Il teatro delle ombre è una disciplina strana, oscura e luminosa anche lei. Dove per mostrare si deve nascondere. Permette di far vedere le città, preservando la loro invisibilità. L'imperatore non è sul palco. E' forse tra il pubblico. Sei tu.

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