Lo stridere luttuoso degli acciai - Presentazione

CIMG2627piccolaQuesta Cantata nasce dalla commozione, dal dolore, dalla persistenza della memoria attorno a una vicenda di lavoro e di morte, il rogo della Acciaieria ThyssenKrupp di Torino. Nell'opera s'intrecciano e si sovrappongono tre linguaggi: quello della poesia, quello della musica e quello delle immagini.

Il testo. Giorgio Luzzi
Si tratta di una sequenza di 121 versi liberi, divisi in sette sezioni di lunghezza variabile e orientate ad affrontare ciascuna aspetti diversi, privati e pubblici, elegiaci e civili, documentati nel periodo immediatamente successivo all'evento e sotto la spinta delle diverse forme di emozione suscitate dalla notizia e dalle immagini della tragedia. Vi si intrecciano elementi pubblici e privati, inclusioni di voci date dall'autore a testimoni e sopravvissuti, uno sdegno controllato dalla ragione, una pietà guidata dal diritto alla giustizia.

La musica. Adriano Guarnieri
Un requiem laico in memoriam. La pianta stessa della dislocazione degli strumenti è drammaturgicamente esplicativa della struttura musicale e sonologica della cantata stessa. "Lo stridere luttuoso degli acciai" è il verso cardine della composizione. E' affidato al coro su nastro e sin dall'inizio viene diffuso su otto fonti contemporanee nella sala, mentre lancinanti stridori accidiosi avvolgono musicalmente lo stesso verso letterario esplicativo dell'avvenuta tragedia. La sequenza episodica della cantata si snoda in sette parti speculari ai sette episodi del testo. A collegare questi sette episodi v'è un deus ex-machina: il violoncello. Esso è sempre solistico dall'inizio alla fine e tra un episodio e l'altro ha un proprio intermezzo cantabile. E' simbolo di una linea tesa, lancinante, dolente che si snoda per tutta la cantata e che con il soprano con il quale dialoga sempre rappresenta un immaginario dialogo fra gli operai della tragedia ed il pubblico in sala. Dunque trattasi di un requiem o passione dell'uomo che si modella sulle passioni bachiane.

Le immagini. CONTROLUCE Teatro d'Ombre
Accanto alla musica di Adriano Guarnieri e le parole di Giorgio Luzzi su un tema drammatico e terribile come l'incidente della Thyssen di Torino, le ombre -metafore dell'inconscio, delle paure e dei sogni che svelano aspetti nascosti e inusuali della realtà- servono come materia prima per delle immagini che fra parole e suoni diventando memento, icona e pianto funebre. Accolte da un grande schermo-sudario, spazio della memoria e del dolore, le ombre diventando un tutt'uno con la cantata trovando una consonanza fra gli interstizi luminosi della partitura e gli abissi bui delle parole.

Dall'articolo di presentazione su La Repubblica del 3/12/2014:
"Nel nostro Requiem laico musica, voci e ombre raccontano lo strazio e il ricordo di quei poveri morti. Sono quei morti che ci danno la forza di capire, che ci dicono dove andare: di fronte a una tragedia come quella della Thyssen non può calare il silenzio". Così il compositore Adriano Guarnieri racconta il pensiero che sta alla base di "Lo stridere luttuoso degli acciai", la cantata scenica su testo di Giorgio Luzzi che ha debuttato il 4 dicembre 2014 in prima assoluta al Teatro Astra, a sette anni dal rogo che provocò la morte di sette operai, poco dopo la mezzanotte del 6 dicembre 2007. "La cantata scenica è quella che era una volta l'opera lirica. Dal testo di Luzzi, che è molto più ampio, abbiamo scelto sette episodi che riflettono su quanto è successo ora in maniera onirica, ora civile, ora poetica. Nella musica c'è lirismo, cantabilità, polifonia, c'è la voce del soprano Sonia Visentini che canta dal vivo, poi c'è la sua voce registrata e elaborata che diventa un coro a quattro, c'è l'Ensemble Icarus diretto da Pietro Borgonovo e il live electronics per la spazializzazione del suono. È un Requiem laico che ha scoppi materici e momenti lirici, dove il violoncello è un filo rosso e dove il tema civile che ho sentito fortissimo su di me è che in Italia ogni giorno si muore sul posto di lavoro".

"Il realismo sarebbe intollerabile, le ombre evocano, suggeriscono emozioni e momenti delle sette stazioni della cantata - spiega Alberto Jona che, con Cora De Maria e Jenaro Melendrez Chas, ovvero Controluce Teatro d'Ombre, ha curato la messinscena - È una sorta di rito che si svolge su un palcoscenico vuoto e bianco, potrebbe essere uno spazio industriale. C'è un telo che è un sudario che sta per lacerarsi, lì dietro ci sono le ombre e un danzatore che rappresenta le sette vittime: davanti a quel sudario si muove l'attrice Michela Mocchiutti che è la memoria della città. Dispersi sulla scena, come totem, ci sono i musicisti che definiscono lo spazio della memoria. Dall'alto pendono due grandi lastre d'acciaio che saranno percosse dai musicisti: quelle lastre sono la presenza dell'acciaio e diventeranno incandescenti".

dossier con foto in pdf scaricabile

acciai finale gruppo piccola

Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies ed altre tecnologie che ci permettono di riconoscerti.
Utilizzando questo sito, acconsenti agli utilizzi di cookies e delle altre tecnologie descritti nella nostra Cookies Policy.